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La Mirtazapina può avere effetti benefici sui sintomi della sindrome di Rett


Ricercatori hanno dimostrato che l’antidepressivo Mirtazapina, anche noto come Remeron, può avere effetti benefici sui sintomi della sindrome di Rett, una malattia neurologica genetica rara che causa ritardo mentale in 1:10.000 bambine.
Lo studio effettuato presso l’Università di Trieste e coordinato da Enrico Tongiorgi, è stato pubblicato su Scientific Reports.

Le ragazze affette dalla sindrome di Rett presentano un normale sviluppo fisico e mentale fino all’età di circa 2 anni per poi regredire nell’arco di pochi mesi mostrando un rallentamento della crescita con una riduzione delle dimensioni del cervello, la perdita dell’uso delle mani e difficoltà nel camminare, crisi epilettiche, respirazione irregolare e forte disabilità intellettiva.
Allo stato attuale, non esiste una cura per la sindrome di Rett.

I ricercatori hanno dimostrato che nei topi due settimane di trattamento con Mirtazapina sono sufficienti a normalizzare il ritmo irregolare della respirazione descritto sia nei topi che nelle pazienti Rett, senza suscitare indesiderati effetti collaterali cardiovascolari associati ad altri antidepressivi.

Lo studio ha anche dimostrato che la Mirtazapina ha riportato alle dimensioni normali il cervello dei topi, contrastando l’atrofizzazione dei neuroni tipicamente osservata sia nelle pazienti Rett sia nei topi.

La Mirtazapina ha un profilo di sicurezza molto buono rispetto ad altri antidepressivi. La Mirtazapina induce un aumento dei neurotrasmettitori serotonina e noradrenalina i cui livelli sono ridotti nei cervelli delle bambine Rett.

Dal momento che non vi è alcuna neurodegenerazione nella sindrome di Rett, i neuroni sono ancora presenti nel cervello ma hanno connessioni e ramificazioni ridotte. La Mirtazapina consentirebbe ai neuroni e alle loro intricate connessioni di tornare a crescere.
Inoltre, nella sindrome di Rett i neuroni non controllano correttamente la loro attività sinaptica e inviano segnali elettrici o troppo deboli o troppo intensi che possono degenerare in crisi epilettiche.

I ricercatori hanno dimostrato che il trattamento con Mirtazapina è in grado di normalizzare l’attività cerebrale, riducendo l’eccesso di eccitazione neuronale e aumentando l’inibizione neuronale, portando così l’attività del cervello in prossimità del normale equilibrio. ( Xagena2016 )

Fonte: Telethon, 2016

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